(da) il libro dell’inquietudine


Viaggiare?
Per viaggiare basta esistere.
Passo di giorno in giorno
come di stazione in stazione,
nel treno del mio corpo,
o del mio destino,
affacciato sulle strade e sulle piazze,
sui gesti e sui volti, sempre uguali
e sempre diversi come in fondo
sono i paesaggi.
Se immagino, vedo.
Che altro faccio se viaggio?
Soltanto l’estrema debolezza dell’immaginazione
giustifica che ci si debba muovere per sentire.
“Qualsiasi strada,
questa stessa strada di Enterpfuhl,
ti porterà in capo al mondo”.
Ma il capo del mondo,
da quando il mondo si è consumato
girandogli attorno, è lo stesso Enterpfuhl
da dove si è partiti.
In realtà il capo del mondo,
come il suo inizio, è il nostro concetto del mondo.
E’ in noi che i paesaggi hanno paesaggio.
Perciò se li immagino li creo, se li creo esistono;
se esistono li vedo come vedo gli altri.
A che scopo viaggiare?
A Madrid, a Berlino, in Persia, in Cina, al Polo;
dove sarei se non dentro me stesso
e nello stesso genere delle mie sensazioni?
La vita è ciò che facciamo di essa.
I viaggi sono i viaggiatori.
Ciò che vediamo non è ciò vediamo,
ma ciò che siamo.

Fernando Pessoa

 

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Alla ricerca delle tante risposte che assillano la mia mente, sono in cammino verso la guarigione emotiva, spirituale e fisica.
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