I miserabili


Diciamolo di sfuggita. esser cieco ed essere amato è veramente su questa terra, dove nulla è perfetto, una tra le forme più straordinariamente squisite della felicità. Aver sempre a lato una donna, una figlia, una sorella, un essere caro, che è lì perchè noi abbiamo bisogno di lei, mentre lei non può fare a meno di noi, sapersi indispensabile a chi ci è necesserio, poter continuamente misurare il suo affetto da quel tanto di compagnia che essa ci dona e dirci: se ella mi dedica tutto il suo tempo, è segno che io possiedo per intero il suo cuore, vedere l’animo in mancanza del volto, constatare la fedeltà di un essere nell’eclissi di un mondo, percepire il fruscio d’una veste come il battito d’ali, sentirla andare e venire, uscire, rientrare, parlare, cantare, e pensare che siamo il centro di quei passi, di quella parola, di quel canto […]
La gioia più suprema della vita sta nella convinzione di essere amati; amati per se stessi, diciamo meglio, amati malgrado se stessi: questa convinzione il cieco la possiede. In quella miseria essere servito significa essere accarezzato. Gli manca qualcosa? No; non si perde la luce quando si possiede l’amore; e quale amore! Un amore fatto interamente di virtù. Dove vi è certezza non vi è cecità; l’anima cerca a tastoni l’anima e la trova; e quest’anima trovata e messa a prova è una donna. Una mano vi sorregge, è la sua; una bocca vi sfiora la fronte, è la sua bocca; sentire un respiro vicinissimo a voi, è lei. Avere tutto di lei, dal suo culto alla sua pietà, non essere mai lasciato, avere quella dolce debolezza che vi soccorre, appoggiarsi su quel giunco incrollabile, toccare con le proprie mani la provvidenza e poterla prendere tra le bracia, Dio tangibile, che rapimento! Il cuore, divino fiore oscuro, si apre a una misteriosa fioritura; non cambieremmo quel buio per tutta la luce del mondo.

Victor Hugo

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Alla ricerca delle tante risposte che assillano la mia mente, sono in cammino verso la guarigione emotiva, spirituale e fisica.
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