LA PREDICA DEGLI ALBERI


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Dicono che San Francesco – che amo molto – predicava ai pesci e agli uccelli. Se la leggenda è vera, immagino che i pesci e gli uccelli, ascoltando la predica del santo ridevano. O sorridevano discretamente per non offenderlo. Infatti non si può fare prediche a esseri perfetti. Le si fa ad esseri imperfetti perché diventino perfetti. Ma si dà il caso che pesci e uccelli sono perfetti, felici di quello che sono. I pesci non vogliono essere uccelli; gli uccelli non vogliono essere pesci, come pure manghi non vogliono essere ciliegi e viceversa. Il ciliegio nel mio giardino di periferia nonostante la potatura eccessiva e lo spazio ristretto, si è ricoperto di fiori bianchi come se fosse nevicato. I fiori hanno profumo delizioso d’infanzia e piedi scalzi; le api vengono e ronzano, ronzano. E’ così: ogni animale e ogni pianta sono felici d’essere ciò che sono. Feuerbach, filosofo e poeta sensibile ha fatto questa osservazione sulla psicologia segreta delle piante: “Se le piante avessero vista, gusto e intelletto, ciascuna di esse direbbe che il suo fiore è il più bello”. Non così avviene con noi: siamo gli unici esseri che non sono contenti del proprio stato. Vogliono essere differenti. Quindi siamo infelici e malati. “Ah, come perfino i più semplici degli uomini sono malati e confusi e sciocchi in confronto alla chiara semplicità e all’esistenza sana degli alberi e delle piante”, diceva Alberto Caeiro. E noi, confusi e sciocchi, predichiamo alle creature?! È più giusto che loro predichino a noi. Le creature parlano. Il salmista del Salmo 19 guardava i cieli e notava che negli spazi si udiva la predica muta delle stelle. Ma di solito noi abbiamo la pazza pretesa di considerarci superiori e in grado d’insegnare. L’incontinenza verbale è parte della nostra stupidità. Abbiamo eiaculazione di parole quando la vera sapienza sarebbe far silenzio, smettere di pensare e ascoltare la predica di stelle, pesci, uccelli, piante. Gesù diceva a coloro che soffrivano stress a causa delle ansietà della vita, che essi dovevano guardare i fiori dei campi per imparare da loro la tranquillità. Ora cerco di ascoltare la predica silenziosa degli alberi. Se predicano è perché pensano. Ma hanno pensieri differenti dai nostri. Pensano allo stesso modo che producono germogli e fiori, e non con la testa come noi. Pensano col corpo: radici, tronco, rami, foglie, fiori, frutti. Pensano i pensieri che devono essere pensati; cioè pensieri che riguardano la vita. Gli alberi giovani hanno pensieri di gioia, primaverili. Ma non hanno storie da raccontare. Non ci si può sedere alla loro ombra, la loro corona offre poche opportunità agli uccellini e i loro rami non sono abbastanza robusti per annodarci altalene. “Guarda questi vecchi alberi. Quanto più vecchi più sono amici”. Stanno sempre fedeli nello stesso luogo, e aspettano. Rimarranno là anche se noi non ci faremo vedere. Niente dicono; mai si vendicano. Basta guardarli con il capo libero da pensieri per essere invasi da un’immensa tranquillità. Gli alberi sanno che l’unica ragione della vita è vivere. Vivere per vivere. Vivere è cosa buona. Radici tuffate nella terra, non fanno piani di viaggio. Affrontano siccità e pioggia, notte e giorno, freddo e sole, con silenziosa tranquillità, senza paura. Ah, quanto sarebbero più belle e più felici le persone se fossero come gli alberi. È possibile che gli stoici e Spinoza siano diventati filosofi alla scuola degli alberi. Guardando gli alberi, m’è venuto per un momento il pensiero che Dio sia un albero alla cui ombra noi giochiamo come bambini e ci riposiamo. Pura generosità senza memoria. Ritengo che in verità non è stato Francesco che ha predicato ai pesci e agli uccelli. Invece lui ha ascoltato la predica degli alberi. Perciò è diventato così mite, così tranquillo. Lui aveva la bellezza degli alberi. Perfettamente riconciliato con la vita. E allora gli uccellini nidificarono nei suoi rami e i pesci mangiarono i suoi frutti che cadevano nell’acqua. “Siamo semplici e calmi /come i ruscelli e gli alberi,/ e Dio ci amerà rendendoci/ belli come gli alberi e i ruscelli,/ e ci darà verzura a primavera,/ e un ruscello dove posare quando finiremo! (Alberto Caeiro)

Rubem Alves

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Alla ricerca delle tante risposte che assillano la mia mente, sono in cammino verso la guarigione emotiva, spirituale e fisica.
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