Delitti esemplari


Cominciò a mescolare il caffellatte col cucchiaino. Il liquido arrivava fino all’orlo, sollevato dall’azione violenta dell’utensile di alluminio. Il bicchiere era ordinario, il bar scadente, il cucchiaino opaco, consumato dall’uso. Si udiva il rumore del metallo contro il vetro. Tin, tin, tin, tin. E il caffellatte girava e rigirava, con un gorgo nel mezzo. Un Maelstrom. Io ero seduto di fronte. Il bar era affollato. L’uomo continuava a girare e rigirare, immobile, sorridente, e mi guardava. Qualcosa mi si rivoltava dentro. Lo guardai in modo tale che si sentì in obbligo di giustificarsi:
— Lo zucchero non si è ancora sciolto.
Per dimostrarmelo dette dei colpetti sul fondo del bicchiere. Subito riprese con rinnovata energia a mescolare metodicamente il beveraggio. Gira e rigira, senza fermarsi mai, e il rumore del cucchiaino sul bordo del vetro. Tan, tan, tan. Di seguito, di seguito, senza posa, eternamente. Gira, e gira, e gira, e rigira. Mi guardava sorridendo. Allora estrassi la pistola e sparai.

Max Aub da “Delitti esemplari” ed.Sellerio

Max Aub Poco conosciuto in Italia, Max Aub fu uno dei più creativi e straordinari personaggi del mondo letterario spagnolo del 900. In realtà non era spagnolo e la sua attività si svolse soprattutto in esilio, nel Messico: ma deliberatamente egli scelse di essere scrittore iberico, adottando il castigliano come lingua di creazione. Nato a Parigi nel 1903 da padre tedesco e da madre francese, nel 1914 si trasferisce con la famiglia a Valencia, dove, terminati gli studi, partecipa alla vita letteraria ed artistica della città, dirigendo il Teatro Universitario e il giornale socialista Verdad. Nel 1937 è nominato addetto culturale presso l’Ambasciata spagnola a Parigi: qui, nel 1939, viene arrestato con l’accusa di comunismo e rinchiuso in un campo di concentramento. Dopo tre anni di prigionia, nel 1942 riesce fortunosamente ad evadere e si rifugia in Messico, ove dà inizio ad una intensa attività teatrale, letteraria e cinematografica. Dopo due viaggi nostalgici in Spagna e in Israele, muore a Città del Messico il 23 luglio 1972. La produzione letteraria di Aub fu vastissima e importante: poesia, giornalismo, critica, teatro, cinema, narrativa. Notissimi soprattutto sono i suoi romanzi imperniati sulla guerra civile spagnola, riuniti sotto il titolo Labirinto magico e quelli sulla vita di costume madrileno Le buone intenzioni e La strada di Valverde. Ma accanto alla prosa seria e impegnata, Aub coltivò sempre il genere satirico, umoristico; creò un suo piccolo ed eccentrico mondo di serissima mistificazione, di beffe che poi non lo erano affatto. Non c’è, in questi scritti, nessun moralismo, nessuna chiamata di responsabilità: solo un desiderio puro d’ironia, di divertimento, e una personale, irresistibile forma d’anarchia verso qualsiasi tipo di società. La verità è che Max Aub fu sempre un grande esiliato senza patria, senza nazionalità, anche se spiritualmente volle sentirsi spagnolo. Ma la Spagna ufficiale non poteva certo compiacersi di uno scrittore che, in pieno regime franchista, scriveva un racconto intitolato La vera storia della morte del generale Franco. In un altro libro, Jusep Torres Campalans, egli inventò di sana pianta un geniale pittore cubista spagnolo mai realmente esistito, scrivendone la biografia, l’epistolario con gente famosa, organizzando addirittura una bellissima mostra, tutta falsa, di dipinti e disegni postumi dell’artista. Per due anni la critica ufficiale fu mobilitata, finchè lo stesso autore decise di interrompere, molto malvolentieri, il suo bel gioco e svelare la verità. Nel 1963 simulò addirittura una Antologia di poeti e scrittori stranieri da lui stesso commentati e tradotti in spagnolo. Per suo uso e divertimento personale, Aub fondò, diresse e scrisse un giornale che inviava agli amici per le feste: Il Corriere di Euclide (Euclide era il nome della via dove viveva in Messico), nel quale pubblicava articoli di grande qualità letteraria e finezza tipografica. Tra questi rimase famoso il testo del suo apocrifo discorso d’ingresso alla Real Academia Espanola de la Lengua, con l’aggiunta di una altrettanto apocrifa risposta di Juan Chabàs. Questi scritti sono veri e propri capolavori di ingegno letterario, di profonda e stravagante maestria. Aub fu un autentico, raffinato scrittore d’avanguardia, un serissimo mistificatore che confuse la critica, ma non ingannò mai, divertendoli, i suoi lettori; in Torres Campalans egli stesso si confessa: A me non preme la critica, preme di più la gente, il prossimo. Delitti esemplari che pubblichiamo fanno parte di questo piccolo mondo straordinario di Max Aub. I suoi immaginari assassini rei-confessi hanno in sé una verità visionaria, provocatoria. A negarne l’esistenza o la possibilità ci sono, sempre pronti, il moralismo e la logica; ma un grande scrittore e filosofo spagnolo, Miguel de Unamuno, scrivendo del celebre personaggio di Cervantes, ci avverte: Don Chisciotte… personaggio immaginario, aveva posseduto tutte le verità del mondo…. Un libretto pregevole, che sembra uno scherzo un po’ dissennato, ma proprio uno scherzo non è; oggi più che mai ce ne rendiamo conto. Max Aub, a furia di scherzare, qui ha impugnato la frusta, e giù colpi dove capitava; qualche scudisciata ce la sentiamo sulla pelle. Ed è giusto: altrimenti divertirsi e basta, sarebbe troppo comodo, no?

da “Delitti esemplari” ed.Sellerio, nota di Lucrezia Panunzio Cipriani

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Alla ricerca delle tante risposte che assillano la mia mente, sono in cammino verso la guarigione emotiva, spirituale e fisica.
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