Il topolino Uffa


Il topolino Uffa viveva in una casetta, sulla riva di un piccolo lago di montagna.
Durante l’autunno, all’imbrunire, la  grande luna appariva nel cielo luccicante di stelle, i suoi raggi si riflettevano nell’acqua color verde smeraldo del laghetto, formando lampi di luce che accompagnavano gli animali del bosco nel tragitto verso casa.

Era terminata un’altra giornata di lavoro;  lo scoiattolo aveva raccolto un sacco di ghiande e le aveva riposte nella sua tana come riserva di cibo per l‘inverno, il cerbiatto con la mamma e il papà di ritorno dalla montagna dove erano andati a trovare il nonno cervo che non stava molto bene e gli avevano portato del cibo e le medicine , il Gufo reale con i suoi occhi grandi e gialli come il  colore del girasole, che vedevano nella notte, sorvegliava che nessun animale cattivo entrasse nel bosco;  il papà castoro con i suoi lunghi e affilati denti e la sua coda a forma di battipanni, dopo aver rosicchiato durante il giorno tanti alberi,  si tuffava nel lago e scompariva nella sua tana .  Le api tornavano nell‘alveare a deporre il polline raccolto, dai fiori, e i fiori si chiudevano in sé stessi per ripararsi dal freddo della notte.

Uffa, aveva passato tutto il giorno ad aiutare Babi, una graziosa topolina, che abitava sull’altra sponda del lago, a curare il giardino ed a sistemare l’orto, e di cui era segretamente innamorato : anche per lui era arrivata l’ora di rientrare a casa.
Mentre Uffa  stava accendendo il fuoco per riscaldare la casa, sentì il Gufo reale emettere il suono di allarme, qualche estraneo, era entrato nel bosco, Uffa allora chiuse la porta della sua casa a chiave, si avvicinò alla piccola finestra e guardò fuori, per vedere se qualcuno si fosse avvicinato, ma non vide nessuno.
Riprese i suoi lavori di casa, apparecchiò il tavolo per la cena, ad un certo punto però,  sentì bussare alla porta e impaurito si nascose sotto il tavolo, e con un filo di voce tremolante chiese:, “Chi è?” Nessuno rispose, ancora più impaurito, domandò di nuovo: “Chi è?” E di nuovo nessuna risposta.
A quel punto non seppe più cosa fare, tutti gli abitanti del bosco ormai erano tornati a casa, il Gufo si era addormentato sul suo ramo in cima alla grande quercia, nessuno poteva più aiutarlo poi tutto ad un tratto nell’angolo buio  della casa, vide una piccola luce, e domanda: “Tu chi sei?” – “Sono la lucciola” rispose – “e sono venuta nella tua casa per ripararmi dal freddo della notte ho sentito i rumori e mi sono svegliata , ma se vuoi me ne vado.” – “No disse Uffa, puoi rimanere, ma avrei un piccolo favore da chiederti; qualcuno ha bussato alla mia porta, fuori è ormai buio, io ho paura, puoi uscire e illuminare la mia strada per vedere se c’è qualcuno?” Allora la lucciola disse a Uffa: “, certo ti aiuterò”; dalla sua bocca uscì un suono dolcissimo,  e all’improvviso come per incanto,la stanza si illuminò a giorno:”; questa è tutta la mia famiglia” – disse la lucciola – “siamo in tanti e ti aiuteremo”.

Uscirono tutte attraverso il buco della serratura e il cortile della casa si illuminò; Uffa guardò fuori e vide un  topolino disteso per terra, immobile.
Allora si fece coraggio, aprì la porta, e trascinò il piccolo topo, svenuto all’interno della sua casa; ringraziò le lucciole che si misero di nuovo a dormire nell’angolo della stanza, lasciando la casa con la sola luce del  fuoco del camino.
Prese una bacinella di acqua  gli bagnò la fronte , gli fece bere piccoli sorsi di acqua, ad un certo punto il topolino si riprese e disse, sono molto stanco, ho camminato per giorni e giorni e si addormentò.
Uffa nella penombra riuscì a scorgere un viso familiare, e rimase stupito nel riconoscere il suo più caro amico, compagno di giochi, erano cresciuti insieme, Tommy, che alcuni anni prima, aveva abbandonato il bosco e non se ne conosceva il motivo.
Era curioso di sapere cosa gli era capitato in tutti questi anni, aveva sofferto tantissimo la sua mancanza, ma pensò che era meglio lasciarlo riposare, domani mi racconterà tutto, distese Tommy sul suo letto, prese una coperta e lo coprì, gli accarezzò la fronte e disse, bentornato amico mio.
Uffa si sdraiò sul piccolo divano vicino al camino e felice si addormentò.
La mattina seguente Uffa  si svegliò molto presto, e aspettò con ansia il risveglio di  Tommy  era impaziente  di ascoltare la sua storia, di come era arrivato nel bosco e di cosa era successo.
Tommy si svegliò poco dopo, trovò la colazione, che Uffa gli aveva preparato, mangiò tutto quello che trovò sul tavolo;   abbracciò il vecchio amico, ringraziandolo di averlo salvato, ma Uffa non capiva  ancora ne come, ne perché.
Era una bellissima giornata, il bosco si stava già animando, chi andava a scuola, chi al lavoro, c’era il piccolo di castoro che faceva i capricci e non voleva sapere di andarci a scuola e allora la sua mamma gli disse; tu devi andare a scuola come fanno tutti i tuoi amici del bosco, altrimenti arriva il Gufo reale e si arrabbia; impaurito dall’arrivo del grande uccello anche il piccolo castoro si convinse, prese la sua cartella e si avviò, in lontananza si sentiva già la campanella che suonava.
I due amici si sedettero sulla riva del lago  e prima che Tommy iniziasse il suo racconto Uffa gli chiese:”, Ma perché te ne sei andato senza salutarmi?, eravamo grandi amici, eravamo come fratelli, siamo stati a scuola insieme, abbiamo giocato, abbiamo condiviso tutto della nostra vita…”.
Sentendo  le parole di Uffa, Tommy si mise a piangere:”, Devi perdonarmi amico mio; sono scappato dal bosco, perché avevo sentito da alcuni passanti, che a qualche giorno di cammino da qui esisteva un bellissimo posto, chiamato città, dove si potevano trovare un sacco di giochi, parchi,  tanto cibo e non si doveva andare a scuola per forza, mi sono unito  a loro e sono andato”.
“I primi tempi stavo bene, mi  divertivo molto, avevo trovato anche un lavoro, facevo il cuoco in un ristorante, una sera mentre ballavo ho conosciuto anche una topolina di nome Popele  e mi sono innamorato di lei aveva due occhi neri bellissimi; stavamo ore e ore a parlare al chiarore della luna del nostro futuro, volevamo sposarci e fare una famiglia”.
“Poi un giorno Popele se ne andò, mi lasciò un biglietto,  su cui c’era scritto che non mi amava più.
Io ero molto triste, non sapevo più cosa fare, volevo tornare a casa ma non sapevo come fare, non conoscevo la strada e non mi fidavo più di nessuno”.
“Una notte ti ho sognato, e mi dicevi, vieni torna a casa,  ti aiuterò a trovare la strada”.
“La mattina mi sono svegliato, ho raccolto le mie poche cose e sono partito; lungo il cammino ho rischiato più volte di morire, ho incontrato grandi corvi scuri, lupi affamati, orsi giganti, mi sono dovuto nascondere per giorni nelle tane; la scorsa notte mentre dormivo, ho sentito di nuovo la tua voce che mi diceva segui la luna, guarda il cielo, quando vedrai i suoi raggi verdi  che si riflettono nel lago, corri più veloce che puoi sarai vicino  a casa; mentre correvo ho sentito il grande Gufo che emetteva il segnale di allarme, allora ho pensato sono veramente vicino a casa, con le poche forze che mi rimanevano, erano giorni che non mangiavo, ho trovato il lago, la tua casa, e poi non ricordo più nulla”.
Uffa e Tommy erano di nuovo insieme felici come un tempo. Uffa disse a Tommy “vieni andiamo a trovare Babi lei abita dall’altra parte del lago, te la faccio conoscere” i due topolini si avviarono cantando vero la casa di Babi, arrivati, bussarono alla porta e non ottennero nessuna risposta. Un po’ preoccupati iniziarono a cercarla prima nel giardino, poi nell’orto, ma nulla; ad un certo punto videro disteso per terra svenuto il castoro, gli si avvicinarono, gli bagnarono la fronte con un po’ di acqua del lago e piano piano il castoro si riprese. Uffa chiese al castoro “cosa ti e successo, hai visto forse Babi?” Il castoro ancora un po’ stordito rispose: “Sono venuti due grossi topi mi hanno colpito alle spalle e sono caduto per terra , hanno legato Babi e l’hanno portata via: una cosa ho sentito prima di svenire che l’avrebbero portata nella grande città” . Non c’era un momento da perdere, Babi era stata rapita; Uffa chiese a Tommy: “tu conosci la grande città ci hai vissuto, dobbiamo andare a cercarla, certo rispose Tommy, ti aiuterò, conosco molti topi nella grande città, non preoccuparti la troveremo.” Uffa e Tommy chiesero al Gufo di suonare l’allarme e di far riunire tutti gli animali della foresta nel grande prato vicino al lago; una volta riuniti Uffa raccontò quanto era successo. Decisero che dovevano mettere più guardie ai confini della foresta per evitare altri rapimenti, da parte dei grossi topi. Uffa chiese al grande Gufo se poteva accompagnare lui e Tommy nella grande città alla ricerca di Babi; il grande Gufo rispose di si “certo partiamo, prepariamo il cibo e l’acqua per il viaggio”.

La mattina presto i tre partirono alla volta della città: Tommy spiegò la strada da percorrere al grande Gufo, e quando stavano per giungere alla meta Tommy parlando con Uffa e il Gufo disse; “adesso dobbiamo trovare i miei vecchi compagni di lavoro, loro sicuramente sapranno darci delle indicazioni di dove potremo trovare quella banda di topi cattivi”
Intanto il Gufo continuava a sorvolare la città; ad un certo punto Tommy esclamò; “Gufo fermati laggiù c’è il mio vecchio ristorante dove lavoravo.” Tommy ed Uffa intanto iniziarono le ricerche dei vecchi compagni di lavoro di Tommy, ad un certo punto ne trovarono uno ed allora Tommy, con estrema gentilezza e cortesia lo salutò, parlarono un po’ dei vecchi tempi passati; poi gli spiegò il motivo della loro presenza, pregandolo di aiutarli a trovare quei brutti topi che avevano rapito Babi.
Il topo raccontò a Tommy che di solito la banda si radunava in una galleria che si trovava vicino alla stazione, e aveva sentito che i topi rapiti venivano costretti a lavorare per loro; ma era molto pericoloso avvicinarsi perché i topi giganti erano numerosi e molto cattivi.
Serviva un piano per riuscire a sconfiggere la banda; Uffa e Tommy decisero di mandare il Gufo a chiamare gli animali della foresta, tutti insieme sarebbero sicuramente riusciti a liberare Babi.
Dopo alcuni giorni di cammino, gli animali della foresta arrivarono in città, e tutti insieme andarono nella galleria e sconfissero i topi giganti.
Uffa e Tommy iniziarono a cercare Babi, ad un certo punto aprirono una stanza e con grandissima sorpresa trovarono Babi ma non solo c’era anche Popele. Tommy la guardò e si mise a piangere cosa ci fai tu qui le chiese; “Mi hanno rapita” rispose Popele, “mi hanno costretta a scriverti quel biglietto dove dicevo che non ti amavo più, ma non è vero io ti amo ancora”; Uffa corse incontro a Babi, la abbracciò e tutti uscirono dalla galleria e tornarono felici e contenti nella foresta; i topi cattivi erano stati sconfitti e non sarebbero più tornati.

Tutta la grande famiglia del bosco  era  felice che Tommy e Uffa fossero tornati con Babi e Popele;  nei giorni che seguirono, tutti  festeggiarono il loro ritorno, con grandi giochi, canti e balli.
Uffa e Tommy, dopo qualche tempo si sposarono con Babi e Popele, Tommy costruì una bellissima casa vicino a quella di Uffa, tanti amici del bosco lo aiutarono, soprattutto  il castoro  che tagliò per lui gli alberi, il nonno cervo, che nel frattempo era guarito, a trascinare i grandi tronchi,  delle api che portavano il miele per mangiare; ebbero tanti figli, che ancora oggi abitano sul lago d’orato e vivono in pace, serenità e armonia, da quella volta nessun topo è mai più scappato per andare in città.

Ogni tanto il grande gufo reale suonava l’allarme nel pieno della notte, ma non c’è nessuno animale cattivo che entra nel bosco, nessuno sa con certezza cosa sia, ma si pensa e qualcuno giura anche di averli visti,  che siano Uffa Tommy, Babi e Popele che passeggiano nel bosco, giocano, ridono scherzano, si siedono sulla riva del lago, e si raccontano le vecchie storie vissute:. “perché una sola rosa può essere il mio giardino … un solo amico, il mio mondo”.
Gualtiero Festini

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Alla ricerca delle tante risposte che assillano la mia mente, sono in cammino verso la guarigione emotiva, spirituale e fisica.
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2 risposte a Il topolino Uffa

  1. Manuela ha detto:

    Carissimo, bella, l ho letta tutta d un fiato, ahah, mi piacciono molto le favole,
    sei molto bravo. Allora alla proxima. Kiss

  2. Daniela ha detto:

    Mi piace raccontare storie…ai miei bambini…ne ho 16 tutti i giorni.
    Sicuramente la racconterò a loro…poi ti faccio sapere se e quanto è piaciuta.
    Ciao a presto

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