Scacchi


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Dice: – Gli scacchi hanno regole certe.
Il re è legato mani e piedi,
è la regina che fa e disfà a suo piacimento.
Io preferisco la vita diagonale del pedone. 
Negli scacchi non muore di rabbia il cavallo,
non c’è una rivolta di pedoni
né è possibile la follia passeggera
di un alfiere che uccide i suoi o se stesso
per disperazione o per amore.
E così accade che i pezzi rispondono
a un disegno esterno, alla mano che li muove.
Umano è soltanto l’arrocco,
il nascondersi quando fuggire non è possibile. 
Che sarebbe dei pezzi, se fossero liberi?

Martin Lopez – Vega

 

 

 

 

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Un violino d’argento o di alluminio


MAIEUTICA

Un violino d’argento o di alluminio non è un violino: forse più splendido, non è più lui.

Certe strade si trovano anche al buio ma certe no: non voglio avere rimorso di spingere qualcuno verso strade a me più care e un giorno poi si trovi sopra il vuoto.

C’è una parola, quasi ho vergogna a dirla anche se indispensabile – non si usa e può sembrare un po’ professorale: maieutica. È l’arte di aiutare a partorire, la scienza di far nascere alla vita.

È strano e non è strano che non sia una voce popolare: chi di noi riconosce la mano della propria levatrice.

Danilo Dolci

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L’orologio


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L’orologio, il dio sinistro, spaventoso e impassibile,
ci minaccia col dito e dice: Ricordati!
I Dolori vibranti si pianteranno nel tuo cuore
pieno di sgomento come in un bersaglio;

il Piacere vaporoso fuggirà nell’orizzonte
come silfide in fondo al retroscena;
ogni istante ti divora un pezzo di letizia
concessa ad ogni uomo per tutta la sua vita.

Tremilaseicento volte l’ora, il Secondo
mormora: Ricordati! – Rapido con voce
da insetto, l’Adesso dice: Sono l’Allora
e ho succhiato la tua vita con l’immondo succhiatoio!

Prodigo! Ricordati! Remember! Esto memor!
(La mia gola di metallo parla tutte le lingue).
I minuti, mortale pazzerello, sono ganghe
da non farsi sfuggire senza estrarne oro!

Ricordati che il tempo è giocatore avido:
guadagna senza barare, ad ogni colpo! È legge.
Il giorno declina, la notte cresce; ricordati!
L’abisso ha sempre sete; la clessidra si vuota.

Presto suonerà l’ora in cui il divino Caso,
l’augusta Virtù, la tua sposa ancora vergine,
lo stesso Pentimento (oh, l’ultima locanda!),
ti diranno: Muori, vecchio vile! È troppo tardi!

Charles Baudelaire

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Grappa a settembre


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I mattini trascorrono chiari e deserti sulle rive del fiume, che all’alba s’annebbia e incupisce il suo verde, in attesa del sole. Il tabacco, che vendono nell’ultima casa ancor umida, all’orlo dei prati, ha un colore quasi nero e un sapore sugoso: vapora azzurrino. Tengon anche la grappa, colore dell’acqua. È venuto un momento che tutto si ferma e matura. Le piante lontano stan chete: sono fatte più scure. Nascondono frutti che a una scossa cadrebbero. Le nuvole sparse hanno polpe mature. Lontano, sui corsi, ogni casa matura al tepore del cielo. Non si vede a quest’ora che donne. Le donne non fumano e non bevono, sanno soltanto fermarsi nel sole e riceverlo tiepido addosso, come fossero frutta. L’aria, cruda di nebbia, si beve a sorsate come grappa, ogni cosa vi esala un sapore. Anche l’acqua del fiume ha bevuto le rive e le macera al fondo, nel cielo. Le strade sono come le donne, maturano ferme. A quest’ora ciascuno dovrebbe fermarsi per la strada e guardare come tutto maturi. C’è persino una brezza, che non smuove le nubi, ma che basta a dirigere il fumo azzurrino senza romperlo: è un nuovo sapore che passa. E il tabacco va intinto di grappa. È così che le donne non saranno le sole a godere il mattino.

Cesare Pavese

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L’amore di ogni giorno


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Può darsi che tutto sia stato detto

Può darsi che tutto sia stato detto e che noi siamo nati troppo tardi. Ma questa gloria che arde nelle vene, nessuno  no! – la vive in questo modo.

Tutto è possibile e ha avuto il suo nome: tutto. Ma questo bacio tuo e mio, questa luce, questo fiore, questa rugiada, sono soltanto nostri, donna e uomo.

Una donna e un uomo, gli unici, i primi, -tu ed io, io e te – con nomi e cognomi che non si daranno più alla creazione.

Abbiamo iniziato la Storia, veri primo uomo e donna riconosciuti, proclamando l’amore e il suo cammino.

Ramon De Garciasol

 

 

 

 

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Monete rosse


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I fanciulli battono le monete rosse
contro Il muro. (Cadono distanti
per terra con dolce rumore.) Gridano
a  squarciagola in un fuoco di guerra.
Si scambiano motti superbi
e dolcissime ingiurie. La sera
incendia le fronti, infuria i capelli.
Sulle selci calda è come sangue.
Il piazzale torna calmo.
Una moneta battuta si posa
Vicino all’altra alla misura di un palmo.
Il fanciullo preme sulla terra
la sua mano vittoriosa.

Leonardo Sinisgalli

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La strada non presa


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Divergevano due strade in un bosco ingiallito,
e spiacente di non poterle fare entrambe
 essendo uno solo, a lungo mi fermai.
Una di esse finché potevo scrutando
la dove in mezzo agli arbusti svoltava.

Poi presi l’altra, che era buona ugualmente
e aveva forse i titoli migliori perchè era erbosa
e poco segnata sembrava;
Benché, in fondo, il passar della gente
Le avesse invero segnate più o meno lo stesso,

 

Perché nessuna in quella mattina mostrava
sui fili d’erba l’impronta nera d’un passo.
Oh, quell’altra lasciavo a un altro giorno!
Pure, sapendo bene che strada porta a strada,
dubitavo se mai sarei tornato.

Questa storia racconterò con un sospiro
chissà dove fra molto molto tempo:
Divergevano due strade in un bosco e io…
Io presi la meno battuta,
E di qui tutta la differenza è venuta.

Robert Frost

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